Sindrome di Kawasaki e Coronavirus: boom di casi per la malattia che colpisce i bambini

Sindrome di Kawasaki
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La sindrome di Kawasaki colpisce i bambini in età pediatrica: potrebbe esistere una correlazione col coronavirus.

C’è un nuovo allarme che sta preoccupando i pediatri italiani: la sindrome di Kawasaki.

Negli ultimi due mesi si sono registrati un numero allarmante di casi di una sindrome che sta colpendo i bambini. Si tratta di una patologia che interessa i vasi sanguigni nelle fasce d’età più giovani: bambini e adolescenti. La malattia può essere in qualche modo legata al virus Covid-19. Anche se al momento non vi sono conferme, un numero altissimo di casi sono stati registrati negli ultimi mesi nelle regioni italiane più colpite dal virus: Lombardia e Piemonte.

 

Ed invero il numero di nuovi pazienti registrato corrisponde a quello che normalmente si è raggiunto nell’arco di ben due anni. E’ stato Angelo Ravelli, professore ordinario e direttore della clinica pediatrica Gaslini di Genova, a parlare della malattia. Il medico ha sottolineato l’aumento dei casi nel nord Italia e il possibile legame col Coronavirus.

Sulla sua stessa linea di pensiero anche altri colleghi.

Come Lucio Verdoni, reumatologo pediatra del Papa Giovanni Alberto Villani, presidente della Società italiana di pediatria.

 

Quest’ultimo ha parlato a tal proposito: “Abbiamo avviato una fase di monitoraggio e abbiamo cominciato a raccogliere, da qualche settimana, una serie di dati, che indicano la presenza della malattia di Kawasaki in alcune aree del paese, in particolare in Lombardia, Piemonte e Liguria. Al momento però non è dimostrato nessun nesso“.

Covid-19: occhi puntati sulla sindrome di kawasaki che sta colpendo i bambini.

Il nome della malattia deriva dal ricercatore che per primo l’ha identificata alla fine degli anni ’60. Si tratta di una vasculite sistemica che colpisce maggiormente i bambini e si manifesta con sintomi quali la febbre alta. La sintomatologia ricorda vagamente quella del morbillo, con gonfiore delle ghiandole linfatiche nella zona mandibolare, edema alle mani e congiuntivite.

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“È un’infiammazione che può interessare le coronarie e può condurre anche all’angina in età pediatrica. Si presenta con febbre alta, non batterica, verosimilmente scatenata da virus che innescano una infiammazione che poi riguarda le arterie”, ha spiegato il dottor Matteo Ciuffreda cardiologo pediatrico all’ospedale Giovanni XXIII di Bergamo. Il dato allarmante riguarda il numero crescente di casi soprattutto nel nord Italia [VIDEO], la zona dove si sono registrati il maggior numero di casi di Covid-19. “Qui nella Bergamasca la media è di una decina scarsa di queste sindromi in un anno. Di questa decina annua, solo 2-3 con infiammazioni gravi. Ora però, in poco più di un mese all’ospedale di Bergamo hanno raggiunto i 20 casi” ha specificato il pediatra.

Ancora sono tanti gli interrogativi che circolano intorno al virus che ha messo in ginocchio il nostro Paese e il Mondo intero.

Ma allo stesso modo si sono affermati anche alcuni dati certi. Tra questi c’è il fatto che il Coronavirus ha colpito meno i bambini. Infatti le complicanze come la polmonite interstiziale, conseguenza del Covid-19, hanno di fatto interessato le fasce d’età più alte. Detto questo però, da quando la pandemia da Sars-CoV-2 è dilagata nel Bel Paese, si sono registrati molti casi di sindrome di Kawasaki nei bambini.

Ribadiamo che non esistono conferme sul legame che possa coinvolgere le due malattie. Eppure sembrerebbe che i bambini che in siano a venuti in qualche modo a contatto con il Covid-19 siano quelli più colpiti.

Questa può essere considerata una malattia grave?

La sindrome di Kawasaki può scomparire nel giro di circa due mesi. La maggior parte dei bambini infatti guarisce. Ovviamente però è opportuno non trascurarla. Tendenzialmente guarisce da sola ma è bene assumere dei farmaci per diminuire l’infiammazione. In taluni casi però le complicazioni potrebbero rivelarsi gravi e addirittura mortali. Si tratta fortunatamente di casi rari: circa l’1%.

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“La terapia normalmente si basa sulla somministrazione di immunoglobuline per via endovenosa a dosaggio elevato” ha spiegato il dottor Ravelli. “È stato dimostrato che l’esecuzione di questo trattamento entro i primi dieci giorni di malattia riduce la frequenza di aneurismi coronarici dal 25% nei casi non trattati al 4-6 per cento”.

Questa malattia può comparire anche nei neonati e negli adolescenti. Tuttavia sono i bambini tra uno e otto anni ad essere i più colpiti. Il consiglio per i genitori è far visitare immediatamente il figlio da un pediatra in caso di febbre persistente e altri sintomi come l’arrossamento degli occhi, eruzioni cutanee e alterazioni delle labbra.

E’ stato registrato un boom di casi solamente in Italia?

Non solo l’Italia ha registrato questa anomalia. Anche dal Regno Unito arriva l’allarme dei pediatri riguardo una “strana” sindrome infiammatoria che sta colpendo cuore e polmoni di molti piccoli pazienti. Infatti il numero dei bambini ricoverati in terapia intensiva nelle ultime settimane è aumentato notevolmente e questo ha fatto preoccupare i medici. Molti tra questi sono risultati positivi al Coronavirus. Come riporta la rivista Health Service Journal, la Pediatric Intensive Care Society (PICS), ha inviato urgentemente un avviso ai reparti di terapia intensiva che hanno recentemente prestato cure a bambini con questi sintomi.

L’RCPCH, l’organismo professionale dei pediatri del Regno Unito, ha messo in guardia tutti i genitori. Il consiglio è quello di cercare aiuto con tempestività nel caso i figli manifestino alcuni dei sintomi.

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