Coronavirus, la Nuova Zelanda lo sconfigge: ecco la strategia vincente

Strategia vincente
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La Nuova Zelanda è il primo Paese al Mondo ad aver sconfitto il coronavirus grazie ad una strategia vincente.

I numeri dello Stato dell’ Oceania parlano chiaro. Dall’inizio dell’epidemia meno di 1500 casi, solamente 19 decessi. Recentemente si è registrato 1 solo nuovo caso in un giorno intero. E per settimane sono stati meno di una decina i nuovi casi.

Numeri veramente positivi se pensiamo al disastroso paragone col nostro Paese o con tante altre nazioni.

Merito anche della Premier Jacinda Ardern che ha confermato di essere una delle leader più efficaci al Mondo. Ma qual è stata questa strategia vincente? Vediamolo insieme.

Coronavirus, la Nuova Zelanda lo sconfigge: ecco la strategia vincente.

Prima di tutto è opportuno fare dei doverosi complimenti alla Ardern per aver deciso di rinunciare al 20% dello stipendio per i prossimi 6 mesi. Una iniziativa davvero lodevole, che ci piacerebbe fosse d’esempio per molti politici nostrani.

Ma la parola chiave di questa “vittoria” è senza dubbio tempestività.

La Premier infatti non ha avuto paura ad attuare fin da subito misure drastiche.

E’ così che ad inizio Febbraio si sono chiuse le frontiere per i cittadini cinesi. A metà Marzo invece sono stati chiusi i confini per i residenti. Fino ad arrivare al 23 Marzo, data in cui si è imposto il lockdown totale per la durata di un mese, poi prolungato per una settimana. E tutto questo nonostante i contagi fossero pochissimi.

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Inoltre sono stati effettuati tamponi a tappeto. Questo ricostruendo la vita sociale delle persone risultate positive, andando a ritroso. Così sono stati intercettati i “soggetti pericolosi” ed è stato possibile impedire che diffondessero il contagio.

E’ quindi evidente che la Nuova Zelanda è il Paese che ha contrastato meglio questo virus. Ed è la stessa Premier Jacinda Arden ad annunciare la vittoria. Ma nonostante questo il lockdown non si interromperà. Riprenderà la vita economica quindi, ma non quella sociale. Questo per non rischiare di vanificare l’ottimo lavoro fin qui svolto.

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