Una fuga nella notte: l’inizio di un nuovo destino.
Il freddo della notte avvolgeva il bosco come un mantello umido, mentre Niccolò, con il respiro spezzato, avanzava tra i tronchi scuri. Ogni passo era una tortura: le vesciche ai piedi erano scoppiate, e il dolore pulsante sembrava farsi strada fino alle ossa. Aveva percorso chilometri senza fermarsi, spinto solo da una certezza: se si fosse arreso, lo avrebbero ripreso, e la sua innocenza non sarebbe mai stata dimostrata. La fuga dal carcere non era stata frutto di impulsività, ma l’unica speranza rimasta.
Il bosco gli appariva come un labirinto, ma all’improvviso riconobbe un particolare familiare: un lago tranquillo che rifletteva il bagliore della luna. Poco distante, una piccola radura annunciava l’ingresso nella zona che un tempo chiamava casa. I pensieri gli ronzavano nella testa come un eco instancabile, ma nonostante la stanchezza, qualcosa dentro di lui continuava a spingerlo avanti.
— Non posso fermarmi adesso — mormorò tra i denti. — La libertà va conquistata, non attesa.
Con passo incerto, proseguì lungo il sentiero ricoperto di muschio, sentendo il cuore battere all’impazzata, non solo per la fatica, ma per la tensione continua di chi sa di essere braccato.
La capanna nel bosco e l’incontro inatteso
Finalmente, tra le fronde degli alberi, apparve una sagoma familiare: una piccola capanna in legno, abbandonata da tempo ma ancora in piedi. Niccolò cadde in ginocchio, sopraffatto dall’emozione. Il desiderio di chiudere gli occhi e lasciare che il buio lo inghiottisse era forte, ma sapeva di non poter abbassare la guardia. Si rialzò, varcò la soglia e si immerse nell’oscurità, attento a ogni minimo rumore.
All’interno, l’aria era fredda e immobile. Aveva intenzione di riposare, ma un fruscio improvviso lo bloccò. Una voce leggera, quasi un sussurro, gli fece drizzare i sensi. La luna, filtrando da una fessura tra le assi, illuminò una scena inaspettata: una donna era seduta accanto a una piccola culla di fortuna, stringendo tra le braccia una bambina febbricitante.
Niccolò deglutì, incerto. Poi, con voce calma, disse:
— Non voglio farvi del male.
La donna trasalì, stringendo la bambina come per proteggerla.
— Chi… chi è lei? — chiese tremando. — Cosa ci fa qui?
— Sono solo di passaggio — rispose Niccolò, cercando di mantenere un tono rassicurante. — E voi?
— Mi chiamo Teresa, e questa è mia figlia Nadia. Siamo fuggite da mio marito… lui… ci avrebbe fatto del male.
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