Per un momento restammo in silenzio, increduli. Poi, dentro di me, qualcosa si sciolse. Non era paura, ma quasi sollievo.
“Quindi…” dissi lentamente, “non è in ospedale?”
“No!”
“E non è in pericolo?”
“Assolutamente no!”
Lui cominciò a camminare nervosamente per il soggiorno. “Ma questo non è normale! Lei è sempre qui, cucina, pulisce, si occupa di tutto! Non se ne va mai! Non è da lei. È impazzita!”
In quell’istante, la verità mi colpì con la forza di una rivelazione. Non era mamma ad aver perso la testa. Era semplicemente esausta.
Una madre che finalmente sceglie se stessa
“Papà,” dissi piano, “non è lei la pazza. È solo stanca. Ha deciso di prendersi una vacanza, e ne aveva tutto il diritto. Non è la tua governante, è tua moglie.”
Lui mi guardò interdetto. “Ma a lei piace prendersi cura di me!”
Luca intervenne, con voce calma ma ferma: “Le piaceva stare con te, papà. Non servirti.”
Papà scosse la testa. “Ma non si è mai lamentata!”
“Perché pensava di non poter fare altrimenti,” risposi, tirando fuori il telefono. “Adesso lo capirai.”
Chiamai mamma e misi la conversazione in vivavoce. Rispose al terzo squillo, e la sua voce mi parve più serena che mai. Si sentiva il rumore del mare sullo sfondo.
“Giulia! Immagino che tuo padre stia dando di matto,” disse ridendo.
“Sì, parecchio,” risposi sorridendo.
“Lo sapevo,” sospirò lei. “Era ora che imparasse a cavarsela da solo.”
Io e Luca ci scambiammo uno sguardo d’intesa. “Sai cosa? Ti paghiamo un’altra settimana. Resta lì.”
“Davvero?” esclamò mamma.
“NO!” gridò papà.
“SÌ!” rispondemmo io e Luca all’unisono.
Due settimane di lezioni di vita (e di disastri domestici)
Nei giorni successivi, casa nostra divenne un laboratorio di esperimenti falliti. Papà bruciò le uova, colorò di rosa le sue camicie bianche e quasi incendiò la cucina cercando di scaldare la pasta nel microonde… con il contenitore di metallo!
Continua nella pagina successiva. Clicca QUI o qui sotto
