Giulia perse l’equilibrio. La cartellina cadde a terra, i fogli si sparsero sul pavimento lucido, mentre lei cadeva all’indietro, colpendo duramente il suolo. Un rumore sordo riecheggiò nella sala, seguito da un respiro spezzato.
Per un istante nessuno parlò. Poi scoppiarono le urla.
— Chiamate qualcuno! — gridò una donna poco distante.
Giulia era distesa sul pavimento freddo, una mano sul ventre, il volto pallido.
— Alessandro… — sussurrò con fatica — il bambino…
Ma Alessandro non si mosse. Non si avvicinò. Il suo sguardo non era su Giulia, bensì sulle telecamere di sorveglianza, come se stesse già calcolando le conseguenze mediatiche di quella scena.
— Fate sparire tutto — disse sottovoce a un assistente — gestite la situazione.
Quel distacco, quel cinismo, furono più scioccanti del gesto stesso. Beatrice rimase immobile, come se solo in quel momento stesse realizzando ciò che aveva fatto. Ma era troppo tardi.
Scandalo nella lounge VIP: L’ingresso che cambia ogni cosa
Proprio mentre il caos stava per esplodere, le porte automatiche si aprirono di nuovo. Un uomo alto, dallo sguardo severo e dalla postura autoritaria, fece il suo ingresso nella lounge. Bastò la sua presenza a zittire ogni mormorio.
Era Riccardo Rinaldi, padre di Giulia. Imprenditore di fama nazionale, conosciuto per il suo carattere inflessibile e per una reputazione costruita in decenni di lavoro irreprensibile.
I suoi occhi analizzarono la scena in pochi secondi: la figlia a terra, i documenti sparsi, Beatrice con il volto teso e Alessandro immobile, incapace di giustificarsi.
— Che cosa sta succedendo qui? — chiese con voce bassa, ma carica di una rabbia trattenuta a fatica.
Non aspettò risposte. Avanzò rapidamente, costringendo gli assistenti a farsi da parte. Con un gesto deciso, afferrò Beatrice per il braccio, allontanandola da Giulia.
— Come ti sei permessa? — tuonò — Nessuno ha il diritto di toccare mia figlia.
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