Pensavi che avrei sfamato tuo figlio per sempre? Ti sbagliavi, suocera.
La cucina era impregnata dall’odore pungente della cipolla bruciacchiata e dal retrogusto amaro di un caffè scadente.
Carla, in piedi davanti ai fornelli, mescolava la padella con un gesto meccanico, quasi privo di vita. Dentro di sé, desiderava soltanto uscire, respirare un po’ d’aria fresca, sedersi su una panchina e per un’ora dimenticare tutto. Ma non poteva.
Dalla stanza accanto sentiva la voce del marito, Marco, che parlava ancora al telefono con sua madre. Le parole attraversavano la sottile parete come lame, e Carla sapeva benissimo cosa stava per iniziare.
— Mamma, te l’ho già detto che siamo messi male — mormorava Marco, con quel tono sommesso che usava solo con lei. — Non so quando Carla riceverà il pagamento del progetto. Ha promesso un anticipo questo mese…
La spatola sbatté rumorosamente contro la padella. La cipolla ormai stava annerendo, ma Carla non si preoccupò. Lasciar bruciare tutto le sembrava quasi liberatorio.
— Non lo faccio per me, mamma, ma per lo zio Vittorio — insisteva Marco. — Deve operarsi!
Carla alzò gli occhi al cielo. Lo zio Vittorio, che lei aveva visto forse due volte in tutta la sua vita, era da mesi che “doveva essere operato”: prima l’appendicite, poi un’ernia, ora non si sapeva se i reni o il fegato.
I soldi che non bastano mai
— Va bene, mamma, ne parlo con lei — sospirò Marco, chiudendo la chiamata.
Poco dopo, apparve in cucina. Indossava ancora la maglietta stropicciata della notte e i capelli gli stavano in disordine.
— La mamma ti manda i saluti, — disse con un sorriso colpevole.
— Mh, — borbottò Carla senza guardarlo.
— Dice che lo zio Vittorio ha bisogno urgentemente di soldi per gli esami.
Carla spense il fornello e si voltò di scatto.
— Quanto questa volta?
— Cinquantamila, — ammise lui, abbassando lo sguardo.
— Cinquantamila?! — Carla rise amaramente. — Marco, sul conto ne abbiamo trenta. E domani devo pagare le bollette e l’hosting del sito!
— Ma presto riceverai i soldi per quel lavoro sulla criptovaluta…
— Primo, non presto ma tra due settimane. Secondo, sono i miei soldi. Terzo, avevi promesso che questo mese avresti coperto tu la rata della macchina.
Marco alzò le spalle, come un ragazzino sorpreso con le mani nel sacco.
— Non arrabbiarti, non è colpa mia se lo zio sta male.
— E sarebbe colpa mia? — sbottò Carla. — Solo nell’ultimo anno abbiamo dato alla tua famiglia duecentomila euro! Ti rendi conto? È metà del mio reddito annuale!
— È famiglia, — rispose lui.
— La tua famiglia, — lo corresse Carla. — La mia non vive con le mie carte di credito.
La resa dei conti
Carla non riusciva più a contenere la rabbia.
— Tua madre prende la pensione, tua zia Lucia lavora come contabile, e tuo zio ha pure una casa in campagna che affitta d’estate. Non sono poveri! Ma hanno trovato una scema che paga per tutti.
Marco fece un passo indietro, offeso.
— Parli come se fossi tirchia.
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