Ecco la parola. Quella che sua suocera, Signora Rosa, sussurrava sempre all’orecchio del figlio: “Tua moglie è tirchia”.
— Tirchia, eh? — ribatté Carla. — Solo perché non voglio mantenere l’intera tribù.
Marco restò in silenzio, fissando il pavimento. Carla prese il telefono e gli mostrò i conti: spese comuni, bollette, bonifici “urgenti” ai parenti.
— Non provi nemmeno a cercare un lavoro. Ti limiti a giocare ai videogiochi mentre io mantengo te e i tuoi parenti.
— Io sto cercando! — gridò Marco.
— Ah sì? Dove sono i curriculum? I colloqui? Almeno un tentativo serio?
Lui, con voce strozzata, ribatté:
— Non voglio lavorare nell’officina di quel tale Enzo! Non voglio passare la vita a stringere bulloni!
— Allora trovati un altro impiego! — urlò Carla. — Ma non lo fai, perché ti fa comodo così.
Pensavi che avrei sfamato tuo figlio: La minaccia
— Sei stata tu a propormi di non lavorare, quando ci siamo sposati! — sbottò Marco. — Dicevi che avresti guadagnato tu e io mi sarei occupato della casa.
— Ti avrei aiutato a trovarti, non a trasformarti in un parassita!
Marco impallidì.
— Mi stai umiliando.
— Ti sto solo descrivendo, — replicò Carla. — E da oggi non tirerò più fuori un centesimo.
Il marito la fissò con rancore.
— Allora forse è meglio che tu vada via.
Un silenzio tagliente cadde tra loro. Carla comprese che parlava sul serio: se non pagava, non era più la benvenuta in quella casa.
— Forse sì, — disse infine.
Marco sbatté la porta e uscì. Carla, rimasta sola, decise di chiamare un avvocato.
La visita della suocera
La mattina seguente, mentre stava preparando la valigia, il campanello squillò. Carla lo capì subito: era la Signora Rosa, la suocera. Solo lei si sarebbe presentata così presto, senza avvisare.
Entrò in casa senza aspettare invito, buttando l’impermeabile su una sedia.
— Dov’è Marco? Dorme? Pigro! — disse, iniziando a frugare negli sportelli come se fosse la padrona di casa.
Quando vide la valigia nell’ingresso, sorrise con finto dispiacere.
— State litigando di nuovo per i soldi? — chiese.
— Non litighiamo per i soldi, — rispose Carla con calma. — Litighiamo perché vostro figlio non vuole lavorare e voi pensate sia normale vivere alle mie spalle.
La suocera alzò il tono:
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