Ordinava quattordici boccioni d’acqua ogni giorno: il sospetto di un corriere ha portato a una scoperta inaspettata.
Mi chiamo Marco, e da diversi anni lavoro come corriere per una piccola azienda di distribuzione d’acqua in un quartiere tranquillo alla periferia di Perugia. Non è un lavoro semplice: i boccioni sono pesanti, le scale sembrano non finire mai e, a fine giornata, la schiena chiede pietà. Però è un mestiere onesto, regolare, che mi ha sempre garantito uno stipendio sicuro e la sensazione di fare qualcosa di utile.
Nel tempo ho servito decine e decine di clienti: famiglie numerose, uffici, bar, palestre. Ognuno con le sue abitudini, i suoi orari, le sue richieste. Eppure, tra tutti, ce n’è uno che non dimenticherò mai. Un uomo anziano, settantacinque anni, che ogni singolo giorno faceva un ordine che definire spropositato sarebbe stato poco.
Senza eccezioni, dal lunedì alla domenica, ordinava quattordici boccioni da venti litri ciascuno. Quando vidi quell’ordine la prima volta, pensai subito a un errore di sistema o a una confusione. Magari un ristorante appena aperto, una mensa aziendale, o un condominio che aveva deciso di fare una consegna unica. Nulla di strano, in apparenza.
Ma quando arrivai all’indirizzo indicato, capii immediatamente che c’era qualcosa che non tornava.
Ordinava quattordici boccioni d’acqua ogni giorno: Una casa silenziosa e un’abitudine che non lasciava spiegazioni
L’indirizzo corrispondeva a una stradina stretta e silenziosa, una di quelle dove il tempo sembra essersi fermato. Alla fine della via c’era una piccola casa indipendente, un po’ vissuta, con le persiane scolorite e un cancello che aveva visto giorni migliori. Nessuna insegna, nessun cartello, nessun segno che facesse pensare a un’attività commerciale.
Suonai il campanello. Dopo qualche secondo, la porta si aprì appena. Comparve un uomo anziano, magro, con i capelli completamente bianchi e uno sguardo calmo, quasi distaccato. Non mi fece mai entrare. Apriva la porta solo quel tanto che bastava per allungarmi una busta con i soldi contati al centesimo.
Io, in silenzio, sistemavo i quattordici boccioni davanti all’ingresso, perfettamente allineati, come mi aveva chiesto la prima volta. Poi me ne andavo.
La cosa più inquietante era il silenzio assoluto. Dall’interno della casa non arrivava alcun rumore: niente televisione, niente radio, nessuna voce. Sembrava che lì dentro il tempo fosse sospeso.
Giorno dopo giorno, quella routine identica iniziò a pesarmi addosso. Un uomo solo, in una casa così piccola, come poteva consumare tutta quell’acqua? Anche una famiglia numerosa difficilmente finisce uno o due boccioni in una settimana. Lui ne ordinava quattordici al giorno, senza mai saltare una consegna.
La domanda che non ricevette risposta e l’inquietudine crescente
Dopo circa due settimane, la curiosità si trasformò in un disagio vero e proprio. Ogni volta che caricavo il furgone con quell’ordine enorme, sentivo una sensazione strana allo stomaco. Così, un pomeriggio, decisi di farmi coraggio.
Quando aprì la porta per la solita consegna, provai a parlare con il tono più rispettoso possibile.
«Mi scusi, signore… posso chiederle come mai le serve tutta quest’acqua?»
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