La neve che cancella tutto

La neve che cancella tutto
Curiosità

La neve che cancella tutto.

La bufera non dava tregua. Cadeva fitta, rabbiosa, come se il cielo avesse deciso di seppellire ogni cosa sotto un silenzio bianco e definitivo. I fiocchi si attaccavano alle ciglia di Elena, si scioglievano sulle sue labbra screpolate dal gelo e tornavano immediatamente ghiaccio. Respirare era diventato doloroso, come se l’aria stessa fosse fatta di lame sottili.

Camminava da ore, forse da una vita. I piedi trascinavano stivali ormai fradici, troppo leggeri per quella montagna crudele che non faceva sconti a nessuno. Il cappotto non bastava, ma l’orgoglio la teneva in piedi più di qualsiasi tessuto.

Alle sue spalle, nella mente, continuava a rimbombare il suono di una porta sbattuta.

«Questa casa non è più tua. Tua madre non c’è più. E tu non conti nulla.»

La voce di Riccardo Ferretti, il patrigno, le martellava il cranio più del vento. Non aveva urlato. Non ce n’era stato bisogno. Le sue parole erano state pronunciate con una calma spietata, come una sentenza già decisa da tempo.

Dopo la morte di sua madre, Riccardo aveva solo aspettato. Firme false, documenti manipolati, un ordine giudiziario arrivato all’improvviso. In una sola mattina, Elena aveva perso la casa, i ricordi, ogni appiglio.

Ora non possedeva nulla, se non un corpo stremato che avanzava per ostinazione e una dignità che rifiutava di spezzarsi.


Cadere, e voler restare lì

Il sentiero verso la Valle Silente era ormai invisibile, cancellato da strati di neve sempre più alti. La notte era calata senza preavviso, inghiottendo ogni riferimento. Elena inciampò contro una radice nascosta e cadde in ginocchio.

Il colpo le strappò il fiato. Restò immobile, con il viso premuto contro quel bianco accecante che sembrava quasi morbido, accogliente.

Morire lì, pensò. Sarebbe stato facile. Bastava non rialzarsi.

Per un istante si lasciò tentare da quell’idea. Il freddo stava vincendo. La stanchezza le spegneva i pensieri.

Poi, come un lampo improvviso, un’immagine le attraversò la mente: sua madre seduta al tavolo della cucina, che le sorrideva mentre le sistemava una ciocca di capelli dietro l’orecchio.

Elena strinse i denti.

«Non gli concederò anche questo», mormorò nel vento.

Si aggrappò a un pino per rialzarsi e fu allora che lo vide: un filo sottile di fumo che saliva tra gli alberi. Subito sotto, una luce calda, tremolante, quasi irreale.

Una baita.

La speranza le esplose nel petto con una forza che le fece male. Barcollò verso quella luce come una naufraga, urtando i tronchi, scivolando, rialzandosi. Quando arrivò davanti alla porta, bussò con le nocche ormai insensibili.

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Una volta. Due. Tre.

«Vi prego…» sussurrò. «Aiutatemi.»

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