La neve che cancella tutto: Un uomo sulla soglia
Udì il rumore metallico di un chiavistello. La porta si aprì lentamente e sulla soglia apparve un uomo imponente, con spalle larghe, barba scura e occhi profondi come abissi.
La osservò in silenzio, come se la tempesta gli avesse appena consegnato un problema inatteso.
«Che cosa cerchi?» chiese con una voce bassa e ruvida.
Elena tentò di rispondere, ma il freddo le aveva rubato le parole. Sentì le gambe cedere e il mondo inclinarsi. L’ultima cosa che vide fu il pavimento avvicinarsi.
Quando riaprì gli occhi, era avvolta in coperte spesse davanti a un camino acceso. Il fuoco scoppiettava, vivo, e il calore le penetrava lentamente nelle ossa intorpidite. L’aria profumava di legno bruciato e caffè forte.
La baita era semplice ma robusta: pareti di legno scuro, un tavolo massiccio segnato dal tempo, una stufa, un letto sul fondo.
L’uomo sedeva poco distante, con una tazza di metallo tra le mani.
«Sei ancora qui», disse. «Vuol dire che sei viva.»
Elena deglutì. I suoi vestiti bagnati erano stati sostituiti.
«Grazie», mormorò. «Mi hai salvata.»
Lui la fissò per un lungo istante.
«Non del tutto. La tempesta sta peggiorando.»
La neve che cancella tutto: L’accordo che cambia tutto
«Come ti chiami?» domandò.
«Elena», rispose lei. «Sono stata cacciata di casa.»
Le parole uscirono senza filtri. Raccontò tutto: la madre, il patrigno, la perdita improvvisa di ogni cosa. Parlò come se quelle frasi dovessero solo liberarsi dal petto.
L’uomo ascoltò in silenzio. Poi le porse la tazza.
«Bevi.»
«E tu?» chiese lei.
«Matteo Rinaldi.»
Seguì una pausa densa, carica di qualcosa che Elena non riuscì a definire.
Continua nella pagina successiva. Clicca QUI o qui sotto
