— Riccardo… aiutami — supplicai. — Ti prego, il bambino…
Lui mi osservava masticando lentamente, come se nulla stesse accadendo.
— Smettila di fare scene — disse. — Stai sporcando tutto.
Credevano che fosse solo un contadino: L’ultima possibilità
Strisciai verso il telefono sul tavolo. Dovevo chiamare aiuto. Le dita erano a pochi centimetri quando una scarpa lucida mi schiacciò la mano.
Riccardo afferrò il telefono e lo scagliò contro il muro. Lo schermo si frantumò.
— Nessuno verrà a salvarti — disse freddamente.
Lo guardai negli occhi. In quel momento capii che non c’era più nulla da salvare in lui.
Ma c’era ancora qualcuno.
— Chiama mio padre — sussurrai.
Riccardo scoppiò a ridere.
— Tuo padre? Quel vecchio che vive nei campi? Che farà, verrà con una zappa?
Non avevano mai saputo chi fosse davvero mio padre. Avevo sempre nascosto la verità. Le onorificenze, le lettere, il passato che lui non raccontava mai.
— Chiamalo — ripetei.
Riccardo compose il numero e attivò il vivavoce.
— Pronto, signor Bernardo? — disse con sarcasmo. — Sua figlia è qui che piange sul pavimento. Se vuole venirla a prendere, faccia pure.
Ci fu silenzio. Poi la voce di mio padre cambiò tono.
— Resta in linea — disse. — Arrivo subito.
— Certo — rise Riccardo.
— Sono a cinque minuti.
Il silenzio che seguì fu carico di tensione.
Poi sentimmo un rumore profondo. Un motore potente. Non era un’auto.
Non era solo un contadino
La porta si aprì di colpo.
Riccardo non ebbe nemmeno il tempo di parlare. Una forza improvvisa lo scagliò contro la parete.
Mio padre entrò nella stanza.
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