Invece di rimproverarlo, gli sorrisi.
«Ciao campione. Come ti chiami?»
Il bambino rimase sorpreso. Non si aspettava quella domanda.
«Matteo», rispose.
«Io sono Davide. Posso farti una domanda?»
Lui annuì curioso.
«Ti piace volare?»
I suoi occhi si illuminarono immediatamente.
E da lì partì una conversazione che non mi aspettavo affatto.
Matteo iniziò a raccontarmi che quello era il suo primo viaggio in aereo. Era emozionato, ma anche un po’ nervoso. Continuava a muoversi perché non riusciva a stare fermo e perché aveva mille domande in testa.
A quel punto capii una cosa importante.
Non era maleducato.
Era semplicemente un bambino pieno di energia e curiosità.
Così decisi di coinvolgerlo.
Un volo che sembrava infinito: Un piccolo trucco che cambiò tutto
Presi dalla tasca il mio telefono e aprii una mappa di volo.
«Vuoi vedere dove siamo?» gli chiesi.
Si sporse subito verso il mio sedile.
«Davvero possiamo vedere dove vola l’aereo?»
Gli mostrai la traiettoria, le città sotto di noi, la distanza che mancava all’arrivo.
Per i successivi venti minuti Matteo rimase incollato allo schermo, affascinato.
La madre Laura mi guardò con un’espressione di sollievo incredibile.
«Grazie… non so come ringraziarla», sussurrò.
Ma la cosa più sorprendente accadde poco dopo.
Il bambino iniziò a fare meno domande alla madre… e più a me.
«Davide, ma gli aerei possono volare di notte?»
«Davide, quanti chilometri all’ora stiamo andando?»
«Ehi Davide, tu viaggi spesso?»
Rispondevo con calma, quasi divertito. E più parlavamo, più lui si tranquillizzava.
E soprattutto… smise completamente di colpire il sedile.
Un gesto che cambiò l’atmosfera del volo
Dopo circa mezz’ora, Matteo si stancò.
Appoggiò la testa sul sedile.
E si addormentò.
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