L’ombra del gemello: il mistero delle 3:17 e la doppia vita di mio marito.
Alle 3:17 del mattino, lo squillo acuto del telefono interruppe il silenzio della nostra camera da letto a Verona. Risposi con la voce ancora impastata dal sonno. Un funzionario della Pubblica Sicurezza mi comunicò una notizia devastante: mio marito era deceduto in un terribile incidente stradale lungo la tangenziale. Tuttavia, mentre ascoltavo quelle parole agghiaccianti, abbassai lo sguardo: l’uomo che amavo riposava tranquillo al mio fianco, con il respiro regolare e un braccio appoggiato sul mio fianco.
«Signora Beatrice Moretti?» chiese l’agente. «Sì, sono io» risposi tremando. «Abbiamo bisogno che venga immediatamente in ospedale per identificare suo marito, Matteo Moretti. La sua auto si è schiantata contro una barriera di cemento. Il conducente è morto sul colpo.»
Ci vollero diversi secondi prima che il mio cervello riuscisse a elaborare quelle parole. Voltai lentamente la testa. Matteo dormiva profondamente al mio fianco, i capelli scompigliati sul cuscino.
«Ispettore… dev’ci essere un tragico equivoco. Mio marito è qui accanto a me, sta dormendo.»
Dall’altro capo del filo calò un silenzio glaciale. Poi l’agente riprese a parlare con tono cauto e misurato: «Signora, esca dalla stanza senza allarmare l’uomo accanto a lei. I documenti, il telefono, la fede nuziale e l’auto trovati sul luogo del sinistro appartengono senza alcun dubbio a Matteo Moretti.»
Un’identità spezzata e l’enigma degli effetti personali
L’ombra del gemello: il mistero delle 3:17 e la doppia vita di mio marito.
Il gelo mi bloccò le vene. Proprio in quel momento sentii la sua voce bassa provenire dalle mie spalle. «Piccola? Con chi stai parlando a quest’ora della notte? Chi sarebbe morto?» Matteo si strofinò gli occhi, svegliandosi del tutto. Cercai di mantenere il controllo e mi forzai a sorridere: «Niente, uno scherzo di cattivo gusto. Dicono che hai avuto un grave incidente.» Lui abbozzò una risata stanca: «La gente non sa più cosa inventarsi per spaventare il prossimo.»
Feci per alzarmi, ma la sua presa salda si strinse attorno al mio polso. «Dove vai?» «Vado un attimo in bagno» risposi con un filo di voce.
Una volta chiusa la porta a chiave, digitai il numero d’emergenza per verificare la chiamata. Purtroppo non si trattava di uno scherzo. Alle 2:48 una berlina scura intestata a mio marito era uscita di strada. L’uomo al volante possedeva il portafoglio di Matteo, le sue chiavi e la sua fede nuziale.
Nel giro di venti minuti, due pattuglie giunsero alla nostra abitazione. Matteo mantenne una calma disarmante. Mostrò la carta d’identità, rispose ad ogni domanda con estrema naturalezza e ipotizzò persino che un ladro d’auto gli avesse rubato l’autovettura e i suoi effetti personali.
Ci recammo insieme in ospedale per chiarire la situazione. Quando i sanitari esposero gli oggetti rinvenuti nell’abitacolo su un vassoio di metallo, le gambe mi tremarono. Riconobbi l’orologio inciso che gli avevo regalato per il nostro quinto anniversario di matrimonio. Riconobbi il portafoglio in pelle e la fede nuziale. All’interno del cerchio d’oro erano chiaramente incise le nostre iniziali: M & B.
«Un malintenzionato potrebbe avermi rubato tutto» spiegò Matteo con fermezza agli agenti. «Questo non dimostra che la salma nell’obitorio appartenga a me.»
L’ombra del gemello: Dettagli anatomici e ricordi che ingannano
Il medico legale spiegò che le lesioni riportate nell’impatto rendevano difficile un riconoscimento visivo immediato, ma elencò i tratti fisici rilevati durante l’esame preliminare:
- Uomo di circa trentaquattro anni
- Altezza pari a un metro e ottanta
- Gruppo sanguigno 0 positivo
- Evidente cicatrice chirurgica da appendicectomia nell’addome inferiore destro
Matteo aveva trentaquattro anni, era alto esattamente un metro e ottanta, possedeva il gruppo sanguigno 0 positivo ed era stato operato di appendicite durante l’adolescenza. Per fugare ogni dubbio, alzò la maglietta mostrando ai presenti la propria cicatrice sbiadita.
La testa mi girava. Chi era l’uomo steso su quel tavolo e chi era l’uomo che mi stava riaccompagnando a casa?
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