Il Terrore in una Camera d’Albergo e il Segreto del Nonno

Il Terrore in una Camera
Storie di vita

Quella sera stessa mio padre mi telefonò, come se avesse sesto senso. — Come sta il piede di Chiara? — mi chiese senza preamboli.

Rimasi immobile, pietrificata al centro del salotto. — Tu… tu sai che le fa male il piede? Come fai a saperlo se non l’hai visto?

— Sì, lo so… ma credo che presto starà molto meglio, vedrai.

— Perché non me l’hai detto prima? Che cosa le sta succedendo quando siete insieme?

Ancora una volta, mio padre piombò in un silenzio tombale e riattaccai bruscamente il telefono. Per la prima volta nella mia vita adulta, cominciai ad avere una paura folle e viscerale di mio padre, l’uomo che avevo idolatrato per decenni.

Qualche giorno dopo, Chiara tornò da scuola con gli occhi lucidi di entusiasmo e mi disse: — Mamma, il nonno vuole portarmi di nuovo in hotel questo sabato. Dice che è il momento giusto.

— Assolutamente no. Tu questo sabato non ti muovi da casa.

Mia figlia sembrò devastata dalla delusione. — Ma mi ha promesso che questa volta sarebbe stato tutto pronto e che avremmo visto il risultato finale!

Il Terrore in una Camera d’Albergo e il Segreto del Nonno.

La fissai con severità mista a disperazione. — Che cosa diavolo sarebbe pronto? Di che cosa state parlando?

Chiara si corresse rapidamente, mordendosi il labbro: — Niente, mamma… Solo il nostro progetto segreto.

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Quella notte non chiusi occhio, tormentata da incubi orribili. La mattina seguente decisi che la situazione era giunta al limite estremo. Mio padre venne a trovarmi a casa portando i biscotti al cioccolato preferiti di Chiara. Lo affrontai nell’ingresso, guardandolo dritto negli occhi con aria di sfida.

— Papà, basta bugie. Che cosa fai esattamente con mia figlia in quell’hotel? Se non me lo dici adesso, chiamo i carabinieri.

La sua espressione si incupì, passando dallo stupore alla tristezza infinita. — Martina, ti giuro sulla tomba di tua madre che non farei mai, dico mai, del male alla mia piccolina.

— Allora dimmi la verità, adesso!

Si sedette pesantemente sulla poltrona. — Ho promesso a Chiara che avrei spiegato tutto io quando fosse arrivato il momento opportuno, ma ti chiedo di fidarti di me ancora per qualche giorno.

— Quale momento? Non esiste nessun momento!

Gli dissi chiaramente che da quel secondo in poi non avrei più permesso a Chiara di allontanarsi da sola con lui. Mio padre non protestò minimamente. Si alzò in silenzio, si fermò sulla soglia della porta d’ingresso e mi disse una frase che mi raggelò il sangue: — Martina, ricorda che a volte quello che i nostri occhi vedono non è affatto tutta la verità.

La Corsa Folle verso l’Hotel sul Mare

Il sabato mattina successivo, purtroppo, dovetti assolutamente recarmi in ufficio per un’emergenza amministrativa che richiedeva la mia presenza fisica per un paio d’ore. Affidai Chiara alla nostra vicina di casa, la signora Eleonora, una persona fidata che conoscevamo da anni.

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Alle undici in punto presi il telefono per chiamare Eleonora e sincerarmi che tutto procedesse per il meglio. La voce della vicina, tuttavia, suonò subito tesa e preoccupata.

— Martina… devo dirti una cosa. Poco fa tuo padre è venuto a prendere Chiara e l’ha portata via con la sua macchina. Ha detto esplicitamente che tu ne eri a conoscenza e che avevi dato il tuo consenso.

Per poco non mi cadde il cellulare dalle mani. Il panico mi soffocò la gola. Chiamai immediatamente il cellulare di mio padre, ma squillò a vuoto senza risposta. Provai a chiamare Chiara, ma il suo telefono risultava spento o irraggiungibile.

Il cuore iniziò a martellarmi nel petto come un tamburo impazzito. Uscii di corsa dall’ufficio, salii in macchina e schiacciai il piede sull’acceleratore, guidando a velocità folle direttamente verso l’hotel sul mare. Durante tutto il tragitto interminabile continuai a ripetere a voce alta, con le lacrime agli occhi: — Ti prego, Dio mio, fa’ che la mia bambina stia bene, proteggila tu…

Appena arrivai davanti alla struttura, parcheggiai in doppia fila, scattai fuori dall’auto e mi precipitai trafelata alla reception.

— Dov’è la camera di un certo Giacomo Rossi? — chiesi alla receptionist con il fiato corto.

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