La solitudine dorata e la ricerca disperata di attenzioni
E in effetti, a Matteo non era mai mancato alcun bene materiale. Per il suo compleanno aveva ricevuto una mountain bike professionale costosissima; per le festività natalizie, l’ultima console di videogiochi sul mercato; durante le vacanze estive veniva spedito in resort esclusivi circondato da tate e istruttori personali. Ma l’affetto autentico e la presenza fisica del genitore erano diventati un lusso inesistente. Le frasi ricorrenti di Tommaso erano ormai impresse nella mente del bambino come un disco rotto: «Matteo, adesso ho una riunione cruciale che non posso rimandare», oppure «Scusami tanto, ma devo correre in cantiere per un’emergenza», e ancora «Facciamo un’altra volta, te lo prometto».
Erano trascorsi ventiquattro mesi vissuti esattamente in questo modo alienante, e il ragazzino aveva imparato a incassare il dolore trasformandolo in rabbia, bullizzando il personale domestico per attirare l’attenzione paterna. All’inizio della sua permanenza, Beatrice aveva creduto che Matteo fosse semplicemente un bambino viziato e incorreggibile. Il primissimo giorno, lui aveva gettato tutti i vestiti puliti sul pavimento urlando: «Raccoglili immediatamente!». La donna aveva risposto con calma olimpica: «Ti aiuterò volentieri a piegarli, ma lo faremo insieme come una squadra».
Il gesto provocatorio e la lezione inattesa a colazione.
Il giorno successivo, il ragazzino si era categoricamente rifiutato di sparecchiare il proprio piatto, rinfacciandole: «È per questo motivo che mio padre ti paga uno stipendio!». E Beatrice gli aveva impartito la prima vera lezione di vita: «Tuo padre mi paga per gestire l’ordine della casa, ma questo non significa che tu debba perdere la dignità di occuparti delle tue cose personali».
Matteo era andato su tutte le furie, urlando insulti. Il terzo giorno aveva nascosto il telecomando della televisione e aveva accusato la governante di averlo smarrito per distrazione. Tuttavia, col passare delle ore, Beatrice aveva intuito che dietro quella scorza da bullo arrogante si celava un bambino profondamente ferito, spaventato e disperato, che non cercava affatto di cacciare le governanti per capriccio, ma stava mettendo in atto una strategia disperata per costringere il padre a tornare a occuparsi di lui.
La conversazione segreta nello studio di Tommaso
Il gesto provocatorio e la lezione inattesa a colazione.
Quella stessa sera, Tommaso fece ritorno alla villa intorno alle nove e mezza. Matteo lo aveva atteso a lungo in salotto, sperando in un cenno d’interesse, ma vedendo il padre cupo in volto si era ritirato in silenzio nella sua camera da letto. Più tardi, scendendo furtivamente al piano inferiore per bere un bicchiere d’acqua fresca, il ragazzino udì la voce calma di Beatrice provenire dallo studio privato del padre, rimasto con la porta leggermente socchiusa.
Si bloccò di colpo sul pianerottolo, trattenendo il respiro. Era assolutamente certo che la donna stesse sporgendo l’ennesima formale lamentale sul suo conto e che, finalmente, suo padre l’avrebbe licenziata in tronco. Invece, le parole pronunciate da Beatrice lo gelarono sul posto: «Signor Tommaso, desidero parlarle seriamente di suo figlio Matteo». Il padre emise un lungo sospiro stanco: «Beatrice, immagino che la situazione sia insostenibile. Ha combinato l’ennesimo guaio, vero? Ha passato mesi difficili dopo la perdita della madre».
Il gesto provocatorio e la lezione inattesa a colazione.
«È proprio per questo motivo che sento il dovere di aprirle gli occhi», replicò la governante con tono deciso ma rispettoso. Matteo si avvicinò felpato alla porta, premendo l’orecchio contro lo spiraglio. Beatrice continuò imperterrita: «Oggi, dopo aver rovesciato appositamente il latte sul tavolo, suo figlio non stava guardando me con aria di sfida. Continuava a lanciare disperate occhiate verso le scale, sperando e pregando che fosse lei ad apparire». Tommaso rimase immobile, colto alla sprovvista da quell’osservazione inaspettata. La donna affondò il colpo:
«E quando lei è finalmente rientrato stasera, lui ha sorriso. Non certo per esultare al pensiero che mi avrebbe licenziata, ma unicamente perché si era reso conto che lei era finalmente tornato a casa e si trovava fisicamente lì sotto lo stesso tetto». Il padre sgranò gli occhi: «Cosa sta cercando esattamente di suggerirmi, Beatrice?». La governante fece una pausa carica di significato: «Signore, sono convinta che Matteo non stia affatto cercando di sbarazzarsi delle sue governanti per cattiveria. Sta mettendo in atto una richiesta d’aiuto disperata. Sta cercando in tutti i modi di fare in modo che lei si accorga di lui e torni a fare il padre».
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