L’invasione inattesa nella mia casa di campagna.
«Non intralciarmi, Clara. Oggi abbiamo ospiti molto importanti» mi ordinò mia cognata Marta, spingendomi bruscamente via dalla veranda della mia stessa casa di campagna. Si sistemò con gesti affettati la leggera sciarpa di chiffon che, sullo sfondo del nostro vecchio melo coperto di muschio, appariva tanto fuori luogo quanto un diadema di diamanti sulla testa di una persona qualunque. Mi appoggiai con calma allo stipite della porta d’ingresso e osservai mia cognata con un misto di divertimento e sincero interesse scientifico.
Già dal mercoledì precedente, Marta aveva telefonato a mio marito Marco, suo fratello di sangue, chiedendogli con tono lamentosamente persuasivo il permesso di «grigliare qualche salsiccia in una ristretta e intima cerchia familiare» per festeggiare il suo cinquantesimo compleanno. Io e Marco non siamo certo persone egoiste o avare; ho ereditato quella splendida villetta di campagna dai miei cari genitori e, in dieci anni di duro lavoro congiunto, l’avevamo trasformata in un’oasi di pace con un prato all’inglese impeccabile, un gazebo in ferro battuto e centinaia di fiori profumati.
Qualche anno prima, Marco aveva ingenuamente consegnato a sua sorella una copia delle chiavi del cancelletto pedonale per permetterle di raccogliere qualche frutto di stagione. A quanto pare, Marta aveva scambiato quel gesto di cortesia per un titolo di proprietà assoluta.
L’arrivo del catering e la sfacciataggine dei parenti
L’invasione inattesa nella mia casa di campagna.
La presunta «ristretta cerchia familiare» iniziò rapidamente a mostrare le proporzioni di un vero e proprio assedio già dalle prime ore del mattino. Per prima cosa, un furgone commerciale con le insegne sgargianti di un servizio di catering di lusso si infilò a fatica attraverso il nostro cancello automatico.
Da quel mezzo discesero alcuni giovani dipendenti dall’espressione cupa e affaticata, che iniziarono a scaricare tavoli pieghevoli, tende da sole e vetrine espositive direttamente sul mio prezioso prato verde. Poco dopo fece la sua comparsa un fiorista decisamente isterico, che tentò sfacciatamente di piantare una composizione di orchidee sintetiche nel bel mezzo della mia aiuola di peonie rare. Marco intervenne con decisione, rispedendolo all’istante dietro la casetta degli attrezzi.
L’invasione inattesa nella mia casa di campagna
Non avevo alcuna intenzione di cacciare in malo modo gli operai, poiché stavano solo eseguendo un lavoro regolarmente commissionato e saldato da altri. Tuttavia, avevo chiarito preventivamente a mio marito che avrei tollerato la festa di compleanno di Marta a patto che non venisse calpestata la nostra dignità o trattata la nostra proprietà come un bene pubblico. Purtroppo le mie speranze svanirono nel giro di pochi minuti, quando fece il suo ingresso trionfale la festeggiata in persona, accompagnata dal marito Alberto.
Alberto, titolare di un’azienda di ingrosso di mobili e complementi d’arredo, scese dal suo enorme fuoristrada nero con l’aria sprezzante di un conquistatore. «Clara, di’ a tuo marito di spostare subito quel catorcio dall’ingresso!» esordì senza nemmeno degnarsi di salutarmi, indicando la nostra utilitaria perfettamente pulita e funzionante. «Devono arrivare personalità di spicco oggi pomeriggio: un noto banchiere e la dottoressa Beatrice Conti, dirigente di una multinazionale della grande distribuzione. Non voglio che pensino di trovarsi in una discarica di automobili.» Trattenni a stento il respiro, contando mentalmente fino a dieci per mantenere il controllo.
«Alberto», replicai con voce pacata ma tagliente, «quella macchina è regolarmente parcheggiata nel nostro spazio privato. Il tuo fuoristrada, al contrario, sta letteralmente schiacciando il sistema di scolo e drenaggio con la ruota posteriore. Ti consiglio di spostarlo immediatamente prima che si danneggi l’impianto.» La ruota pesante poggiava inesorabilmente sulla griglia di plastica protettiva, già visibilmente deformata dal peso eccessivo. Alberto mi rivolse un sorrisetto di sufficienza, scuotendo la testa con compatimento.
La saccenza di Alberto e la totale mancanza di rispetto
L’invasione inattesa nella mia casa di campagna.
«Oh, Clara, piantala di fare storie per un pezzo di plastica e di annoiarmi con le tue fisime da giardinaggio amatoriale! Ve lo dissi già in primavera che avreste dovuto installare un prato alpino di ultima generazione. Quello sì che si rigenera da solo senza manutenzione! Necessita solo di un substrato speciale alcalino, l’ho letto su una rivista di design. È tecnologia avanzata!» esclamò Alberto allargando le braccia con fare accademico.
«Caro Alberto», risposi abbozzando un sorriso freddo, «questo è semplicemente loietto rustico mescolato a trifoglio nano, e richiede cure quotidiane che tu ovviamente ignori.» Ignorando completamente le mie parole, Alberto si diresse verso il gazebo, impartendo ordini ai camerieri come se fosse lui il padrone di casa. Nel frattempo, Marta cominciò a girare per le stanze della nostra abitazione privata senza permesso alcuno, spalancando le finestre e criticando l’arredamento scelto da me e Marco con tanti sacrifici.
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