— Tutto bene, tesoro? Sembri molto triste. Forse posso aiutarti — disse una donna alta, con un viso materno e un grembiule a fiori. Teneva in mano un mazzo di rose fresche.
— Io… sto bene… — balbettò Claudia, singhiozzando.
— Non dire bugie, cara. Posso ascoltarti, non ti giudicherò.
Claudia le raccontò tutto. Alla fine disse:
— Non ho nulla. Nessuna casa, nessun lavoro. E devo crescere un bambino…
— Posso darti un lavoro — disse la donna, che si presentò come Silvia. — Ho un piccolo appartamento libero e sto cercando una mano per il mio nuovo chiosco di fiori. Ti insegnerò a comporre i bouquet.
Claudia la guardò incredula.
— Davvero? Mi darebbe un lavoro?
— Certamente. Vieni con me, ti mostro l’appartamento.
Era piccolo, ma pulito e accogliente. Per Claudia fu come tornare a respirare dopo mesi sott’acqua. Forse il suo angelo custode non l’aveva mai abbandonata.
Un’inattesa speranza: Una nuova vita tra fiori e speranza
Con il passare dei mesi, Claudia imparò l’arte dei fiori. Silvia era paziente e affettuosa, e il nuovo chiosco, situato vicino al quartiere degli uffici, cominciò ad avere un buon successo.
Il medico, a cui Silvia l’aveva accompagnata, le assicurò che la gravidanza procedeva bene. Claudia, per la prima volta, cominciava a sentirsi fiduciosa nel futuro.
Dopo cinque mesi, Claudia diede alla luce un bel bambino, che chiamò Matteo. Silvia fu al suo fianco, concedendole tre mesi di pausa dal lavoro. Ma le notti erano difficili: Matteo piangeva spesso, Claudia era esausta e dormiva pochissimo.
Poi, una mattina, si svegliò e trovò il bambino già nutrito e cambiato. Pensò a un sogno, ma la notte successiva accadde di nuovo. Decise allora di restare sveglia per scoprire la verità.
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