Un’immersione all’alba che cambiò tutto.
L’alba di quell’estate sembrava identica a tante altre lungo la costa di Punta Serena. Il mare era calmo, l’aria profumava di salsedine e il sole iniziava a riflettersi sull’acqua come una distesa d’oro. Luca Ferri, istruttore subacqueo con oltre quindici anni di esperienza, osservava l’orizzonte mentre controllava per l’ennesima volta l’attrezzatura. Accanto a lui c’era suo figlio Matteo, dieci anni, gli occhi pieni di entusiasmo e un sorriso che tradiva l’emozione.
Per Luca quella non era una semplice immersione. Era un momento speciale, un’occasione per trasmettere al figlio l’amore per il mare, il rispetto per la natura e la calma che solo il silenzio sottomarino sapeva regalare. Matteo aveva già seguito corsi introduttivi, conosceva le regole di sicurezza e si fidava completamente del padre.
Alle 7:20 salirono sulla piccola imbarcazione ormeggiata poco distante dalla riva. Alcuni pescatori li notarono mentre indossavano le mute e si aiutavano a vicenda con le bombole. Un ultimo sguardo, un cenno di intesa, poi si tuffarono lentamente, scomparendo sotto la superficie.
Nessuno poteva immaginare che quello sarebbe stato l’ultimo momento in cui padre e figlio sarebbero stati visti insieme.
Un’immersione all’alba: L’attesa che si trasformò in paura
Le ore passarono senza che Luca e Matteo riemergessero. Inizialmente nessuno si allarmò: le immersioni di Luca erano sempre precise e pianificate. Ma quando il sole era ormai alto e la barca continuava a galleggiare vuota, l’atmosfera cambiò.
Furono proprio i pescatori del mattino a lanciare l’allarme. La Guardia Costiera arrivò rapidamente, seguita da sommozzatori, motovedette e squadre di ricerca. Il mare, però, sembrava non voler restituire nulla. Le correnti erano deboli, il fondale noto e privo di particolari pericoli. Non c’erano segni di collisioni, né attrezzature abbandonate.
Le ricerche durarono giorni. Vennero utilizzati sonar e droni subacquei, furono esplorate grotte e secche. Ma di Luca e Matteo nessuna traccia. Nessun indizio concreto che potesse spiegare la loro scomparsa.
Gli investigatori parlarono di possibile errore umano, di un guasto improvviso, di una discesa troppo profonda. Ipotesi che restarono tali, perché mancavano prove. Con il passare del tempo, il caso venne archiviato come scomparsa in mare, una definizione fredda che non riusciva a dare risposte.
Una madre sospesa tra dolore e speranza
Per Sara Ferri, moglie di Luca e madre di Matteo, iniziò un tempo diverso. Un tempo fatto di attese, di silenzi e di domande senza risposta. Ogni mattina si svegliava con la speranza che il telefono squillasse, che qualcuno dicesse di aver trovato qualcosa, qualsiasi cosa.
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