Una richiesta impossibile che cambiò tutto.
«Scusi… potrebbe fingere di essere mio marito… solo per oggi?»
La voce della donna era appena un soffio, ma riuscì comunque a trapassarmi come una lama sottile. Alzai lo sguardo lentamente, convinto di aver frainteso. Eravamo in fila davanti a un piccolo bar all’interno dell’aeroporto di Bologna, e io — Riccardo Bianchi, ingegnere meccanico in trasferta di lavoro — non mi aspettavo certo che una sconosciuta si rivolgesse a me con una richiesta tanto assurda.
Lei era elegante, capelli castani raccolti con cura, ma lo sguardo tradiva un’ansia profonda. Stringeva il passaporto con entrambe le mani, come se potesse proteggerla da qualcosa di invisibile.
«Mi perdoni?» balbettai.
«La prego,» insistette. «Solo per un giorno. So che sembra folle, ma non ho alternative.»
Guardai l’orologio. Il mio volo per Torino sarebbe partito tra un paio d’ore. Avrei potuto ignorarla, pagare il caffè e andarmene. Eppure qualcosa nel suo modo di parlare — una miscela di urgenza e paura — mi bloccò.
«Mi chiamo Elena Rossi,» disse a bassa voce. «E ho bisogno di aiuto.»
Accettai di sedermi con lei a un tavolino appartato. Fu in quel momento che compresi che quella richiesta apparentemente innocua avrebbe stravolto la mia vita.
Una richiesta impossibile che cambiò tutto: Un segreto di famiglia troppo pericoloso
Elena inspirò profondamente prima di iniziare a parlare, come se ogni parola le costasse uno sforzo enorme.
«La mia famiglia è molto influente,» spiegò. «Mio padre, Vittorio Rossi, possiede una grande società immobiliare. Per anni ho lavorato con lui, finché non ho scoperto pratiche irregolari nei contratti pubblici.»
Deglutii, improvvisamente più attento.
«Gliel’ho detto,» continuò. «Pensavo di fare la cosa giusta. Invece abbiamo litigato. Mi ha accusata di tradimento e mi ha allontanata dall’azienda. Da allora mi considera una minaccia.»
Mi sentii stringere lo stomaco.
«E io cosa c’entro?» chiesi con cautela.
Elena abbassò ancora di più la voce.
«Mio padre è qui, in aeroporto. Ha scoperto che sto andando a Milano per incontrare un giornalista investigativo. Vuole fermarmi. Ma con una donna sola si sente libero di fare pressione. Se invece pensa che io sia sposata… non osa.»
Era una logica distorta, ma tremendamente plausibile. L’idea che un uomo potesse controllare la figlia adulta in quel modo mi fece rabbrividire.
«Non ti chiedo altro,» aggiunse in fretta. «Solo di accompagnarmi fino al gate. Dopo, sparirò dalla tua vita.»
La guardai negli occhi. Tremava.
«Va bene,» dissi infine. «Lo farò.»
Non sapevo ancora che quella risposta mi avrebbe messo al centro di una guerra che non avevo scelto.
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