Quando un’adolescente sente che qualcosa non va

Quando un’adolescente sente che qualcosa non va
Emozioni

Quando un’adolescente sente che qualcosa non va.

Mia figlia aveva solo quindici anni quando ha iniziato a dirmi, con una voce che cercava di sembrare sicura, che nel suo corpo c’era qualcosa che non funzionava. Non parlava di un dolore preciso, né di un sintomo facilmente riconoscibile. Era una sensazione profonda, persistente, difficile da spiegare. Eppure, ogni volta che mi guardava negli occhi, io sentivo che non stava esagerando.

Mio marito, invece, non la pensava allo stesso modo. Per lui erano allarmismi, reazioni tipiche dell’adolescenza, stress scolastico o suggestione. Io cercavo di convincermi che avesse ragione, ma qualcosa dentro di me continuava a dire il contrario.

Quello che mi ha spaventata di più non è stato solo il malessere di mia figlia, che qui chiamerò Giulia, ma la facilità con cui una persona adulta, che avrebbe dovuto proteggerla, riusciva a minimizzare tutto. Come se il dolore, quando non è visibile, non meritasse attenzione.

I primi segnali sono arrivati in punta di piedi. Giulia si toccava spesso la bocca dopo aver mangiato, come se avesse un fastidio costante. Al mattino si svegliava con una nausea che non passava nemmeno dopo ore. E poi c’era quel prurito insistente, inspiegabile, che nemmeno il riposo riusciva ad alleviare.

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Giulia è sempre stata una ragazza determinata. Di quelle che non vogliono sembrare fragili. Non amava lamentarsi, non voleva perdere giorni di scuola e detestava l’idea di sembrare debole. Ma quando, notte dopo notte, mi chiedeva se fosse normale sentirsi così a lungo, io ho capito che dovevo ascoltarla.

Le parole che fanno più male del silenzio

Mio marito Alessandro, però, non era disposto ad ascoltare.

La prima volta che ho suggerito di portarla dal medico, ha risposto senza nemmeno alzare lo sguardo dal computer:
«Sta esagerando. Gli adolescenti leggono troppe cose online. È stress, sono ormoni. Non facciamone un dramma.»

La seconda volta ha sospirato, infastidito, come se stessi aggiungendo un problema inutile alla sua giornata.
«È solo un modo per attirare attenzione. Vuole saltare la scuola.»

La terza volta è stata quella che non dimenticherò mai. Giulia si è svegliata alle due di notte, tremando, e ha vomitato più volte. Io ero terrorizzata. Lui si è girato dall’altra parte e ha detto:
«Basta. Passerà.»

Quelle parole si sono conficcate dentro di me come lame. Non solo per la loro durezza, ma per quello che sottintendevano: che il dolore di nostra figlia non fosse abbastanza importante.

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Ho cercato comunque di capire. Ho parlato con Giulia, le ho chiesto se fosse stressata, se avesse problemi con le amicizie, se avesse paura di qualcosa. Lei scuoteva la testa, gli occhi lucidi non per il pianto, ma per la sofferenza.

Una sera mi ha sussurrato:
«È come se dentro ci fosse qualcosa di sbagliato. Come se tutto fosse… compresso.»

Pochi giorni dopo l’ho trovata seduta sul pavimento del bagno, con la schiena contro l’armadio e le ginocchia strette al petto. Quando le ho toccato la spalla, ha sobbalzato, come un animale spaventato.

In quel momento ho smesso di fare domande. Ho deciso di agire.

Quando un’adolescente sente che qualcosa non va: La decisione che cambia tutto

La mattina seguente ho detto ad Alessandro che avrei portato Giulia a comprare materiale scolastico. Lui ha annuito distrattamente, limitandosi a dire:
«Non spendere troppo.»

In realtà siamo andate direttamente in ospedale.

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