Cacciata sotto la pioggia: la notte che ha cambiato tutto

Cacciata sotto la pioggia
Curiosità

Il cuore mi martellava nel petto. Cercai di spiegare che non avevo mai toccato il suo portafoglio, che non sapevo nulla di quelle pillole, che non avevo mai avuto un secondo telefono.

Ma mentre parlavo, capii una cosa terribile.

Non stava ascoltando.

Non voleva capire. Aveva già deciso.

Alessia aveva passato la giornata a costruire quella storia, dosando le bugie come veleno lento. Raccontava di aver provato ad aiutarmi, di essere disperata per la “deriva” della sorellina.

Una recita impeccabile.

Mio padre la bevve senza fare domande.

Mi afferrò per il braccio con una forza che mi lasciò lividi evidenti. Raccolse lo zaino da terra e me lo lanciò contro il petto.

Poi spalancò la porta.

La pioggia entrò come un muro. Il vento era gelido, il tuono rimbombava in lontananza.

Mi guardò senza un briciolo d’affetto.

«Vattene. Non ho bisogno di una figlia così.»

E mi spinse fuori.

La porta si chiuse. Il chiavistello scattò.


Cacciata sotto la pioggia: Sola nella notte

Rimasi sul pianerottolo per diversi minuti, incapace di muovermi. Non sentivo solo freddo: ero paralizzata dallo shock. Fissavo la porta, convinta che si sarebbe riaperta. Che qualcuno avrebbe detto che era tutto un errore.

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Nessuno venne.

La luce si spense automaticamente.

Il mio telefono era rimasto sulla scrivania della mia camera. Non mi era stato permesso di prendere nulla. Dentro lo zaino avevo solo materiale scolastico.

Era il 2011. I telefoni pubblici esistevano ancora, ma erano pochi. E io non avevo monete.

Così iniziai a camminare.

Non scelsi davvero una direzione. Il mio corpo si mosse da solo verso l’unico posto che associavo alla sicurezza: la casa di nonna Elena.

Era a circa undici chilometri.

Sulla mappa non sembrano tanti. Ma a piedi, sotto una pioggia gelida, senza protezioni, diventano un’impresa disumana.

La strada provinciale era scura, lucida d’acqua. Le auto sfrecciavano sollevando schizzi freddi. Io ero solo una sagoma tremante sul bordo dell’asfalto.

Dopo pochi chilometri ero completamente bagnata. Le mani non rispondevano più. I denti battevano senza controllo.

Continuai finché potei.

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