Una madre scordata: quando il sacrificio viene ripagato con l’abbandono.
Clara Bertoni si fermò davanti al vecchio cancello arrugginito, poggiando le mani sulla staccionata di legno che circondava la casa che un tempo era il nido della sua famiglia. Aveva corso dall’autobus con tutta l’energia rimasta, e ora, con il fiato corto e il cuore in gola, fissava il tetto fumante del camino come un simbolo di speranza. La fronte imperlata di sudore contrastava con l’aria fresca del tardo autunno. Si asciugò il viso con il dorso della mano e spinse lentamente il cancelletto.
I suoi occhi, abituati a notare ogni dettaglio, riconobbero che la legnaia era stata sistemata di recente. Suo figlio Marco non le scriveva più da tempo, ma almeno aveva mantenuto la promessa di prendersi cura della casa. Salì in fretta i gradini del portico, col cuore colmo d’emozione, pronta ad abbracciarlo dopo quegli anni di lontananza.
Ma quando la porta si aprì, non fu Marco ad accoglierla, bensì un uomo sconosciuto, dal volto spento, con un canovaccio gettato sulla spalla.
— Sta cercando qualcuno? — chiese con voce ruvida, squadrandola.
Una madre scordata: Una casa venduta, un cuore spezzato
Clara esitò, sorpresa dalla presenza di uno sconosciuto.
— Marco… mio figlio, dov’è?
L’uomo si grattò la barba incolta, osservandola con aria diffidente. Notò i suoi vestiti logori: un vecchio cappotto, scarpe consunte, una borsa scolorita. Non sembrava affatto una visita di piacere. Clara indossava ancora gli abiti che le avevano dato in carcere: era stata rilasciata solo tre giorni prima per buona condotta.
— Se si riferisce a Marco Bertoni… mi ha venduto questa casa quattro anni fa — disse l’uomo, quasi con compassione. — Se vuole entrare, faccia pure…
— No, grazie — rispose Clara, indietreggiando. — Sa dove posso trovarlo?
Lui scosse la testa. Clara si allontanò lentamente, l’animo oppresso. L’unica persona a cui avrebbe potuto chiedere aiuto, la sua vecchia amica Rosa, era nota per essere indiscreta e poco comprensiva. E lei, madre ferita, sentiva un peso insopportabile nel cuore: qualcosa di brutto doveva essere successo a suo figlio.
Camminando a passo lento verso la fermata dell’autobus, Clara ripensava agli eventi passati. Marco, quattro anni prima, era rimasto coinvolto in una truffa per colpa di un “amico fidato”. Per evitargli una lunga pena detentiva, Clara aveva deciso di assumersi la colpa. Condannata a cinque anni, era stata liberata poco prima del termine. Aveva ricevuto il biglietto per il ritorno, ma nessuna lettera da Marco da tre anni.
Un indirizzo, una speranza
Seduta su una panchina fredda e umida, Clara mormorò con voce rotta:
— Dove sei finito, amore mio?
Le lacrime scesero silenziose sulle guance. Il dolore per l’assenza del figlio si era trasformato in un vuoto profondo. Quando vide avvicinarsi l’auto nera dell’uomo che ora viveva nella sua vecchia casa, il cuore le sobbalzò. L’uomo le porse un foglio con un indirizzo.
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