Arrestata per pregiudizio: la notte in cui una direttrice federale fece tremare Roma

Arrestata per pregiudizio
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Arrestata per pregiudizio: la notte in cui una direttrice federale fece tremare Roma.

La dottoressa Alessandra Ferri, direttrice dell’Agenzia Nazionale Investigativa, non amava mettersi alla guida. Per ragioni di sicurezza, protocollo e buon senso, di solito si muoveva con autista e scorta. Tuttavia, dopo una giornata estenuante di riunioni strategiche presso il centro operativo di Castelverde, decise di fare un’eccezione.

Era tardi, la strada era libera e il tragitto verso la sua abitazione, alle porte di Viterbo, attraversava una zona tranquilla. Nessun convoglio, nessuna sirena, nessun lampeggiante. Solo una berlina nera istituzionale e il silenzio dell’asfalto notturno.

Dopo meno di quindici chilometri, quello stesso silenzio venne spezzato da luci blu che esplosero nello specchietto retrovisore.

Una pattuglia dei Carabinieri della Provincia di San Martino le intimava l’alt.

Alessandra accostò con calma, abbassò il finestrino e posò entrambe le mani ben visibili sul volante. Era una procedura che conosceva a memoria, insegnata nei corsi avanzati di sicurezza personale.

Il maresciallo capo Vittorio Rinaldi, uomo massiccio, mascella serrata e sguardo duro, si avvicinò con una mano già pronta sull’arma.

«Documenti. Subito.»

Alessandra annuì. «Certamente, maresciallo. Se mi permette—»

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«Non parli. E non si muova.»

Il tono non era professionale. Era carico di fastidio, quasi di disprezzo.

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Con movimenti lenti, Alessandra prese il portadocumenti e mostrò il tesserino ufficiale e il distintivo dell’Agenzia Nazionale Investigativa.

«Sono la direttrice Ferri. Rientro da Castelverde.»

Rinaldi fissò il distintivo per alcuni secondi. Poi sorrise, un sorriso freddo e sbilenco.

«Falso.»

Alessandra aggrottò la fronte. «Mi scusi?»

«Sono in servizio da venticinque anni. So riconoscere una patacca quando la vedo.»

«Quel tesserino è rilasciato direttamente dal Ministero dell’Interno.»

«HO DETTO CHE È FALSO.»

La sua voce rimbombò nella notte. In pochi istanti arrivarono altre pattuglie. Le auto circondarono la berlina, gli agenti scesero con le mani sulle fondine.

Alessandra mantenne la calma. «Chiamate la centrale nazionale. Possono verificare la mia identità in tempo reale.»

Rinaldi scosse la testa. «È proprio quello che direbbe qualcuno che si spaccia per un funzionario.»

Aprì la portiera con forza. «Scenda dal veicolo. È in arresto per usurpazione di titolo e resistenza.»

Gli altri carabinieri osservavano, incerti. Nessuno intervenne.

«Sono la più alta autorità investigativa del Paese,» disse lei con voce ferma. «Sta commettendo un reato grave.»

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Rinaldi si avvicinò troppo. «Non stanotte.»

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